#000 Il mazziere dei vinti – Emanuele Grittani
(le #00- sono le non recensioni alle quali ho dimenticato di assegnare un numero, molto semplicemente. Amen.)
Come già detto, non faccio recensioni. Al massimo posso elargire consigli, lasciare suggestioni. Meglio ancora: sono annotazioni di lettura.
Questo giovane mazziere è abile nel mescolare le carte, le aspirazioni e i sogni dei vinti, mischia taglia scopre e ricopre, i semi si confondono, i numeri perdono importanza, che siano quelli sul bordo di una carta o quelli giocati alla schedina o al Superenalotto.
Ogni tanto quell’overhand shuffle gli viene male, da una mano all’altra il mazzo si sfalda e finisce tutto in malora. Altre volte viene a regola d’arte e si chiude con un sorriso beffardo, sbattuto in faccia alla sfiga.
Il registro è informale, un ghirigoro vorticoso di fughe, rincorse e appuntamenti da rispettare, con personaggi ben definiti, solidi, amabili. La narrazione scivola, sale come l’adrenalina prima del sesso e scende come la curva del naso del Zanardi di Andrea Pazienza; è tragicomico, dove il comico è discreto, sommesso e si sente più un sapore ironico, agre, malinconico; il tragico invece si veste di panni eleganti ma sdruciti, di colori sbiaditi, potrebbe ingannare a prima vista – anzi ti frega proprio.
Emanuele Grittani è un realista, non c’è che dire, e così è la sua scrittura e le sue storie. La lettura rapisce, coinvolge terribilmente grazie anche ad uno stile fluido e vitale, pulsante. Una penna giovane che però non si perde, non si dilunga in questioni da poco, non cede ad alcun patetismo di sorta – i personaggi saranno anche dei vinti ma non sono certo abbattuti. Una linfa forte scorre attraverso tutte le pagine, una spina dorsale mutevole ma robusta.
Brevi sottolineature:
“L’unico rimedio per raggirare la vita è prenderla alla schiena.”
“Seduti sulla nostra poltrona in prima fila, ci chiediamo: quanti di noi fanno la vita che volevano fare?”
“[…] perché c’ho pudore d’esistere.”
“Antò, so che per te è difficile comprendere, ma sono madre.
[…]
Non hai mai avuto l’impressione che ti sconvolgesse i piani? ma non ci hai mai pensato?
A cosa?
Insomma, ad abortire, a rinunciare, Eri contraria?
Per niente, estremamente favorevole. Avevo paura di soffocare, di non riuscire a reggere quel peso. La vita non può avere la forma del vuoto”
E poi?
E poi è stato tutto naturale. […] Riuscire a fare spazio al mio interno mi sembrava una lezione di umanità.”
Chiudo. Fine. Dedicatevi questa lettura, merita davvero.
