#8 Il volo dell’occasione – Filippo Tuena
lo tenevo in borsa, leggendo pagine veloci tra un impegno e l’altro. Colpa del poco tempo e dell’alternanza con la scrittura. Poi ho messo da parte tutto e ho ripreso, seriamente.
Ambientato nella mia amata Parigi, dove la città è partecipe di un grande gioco di ombre e luci, di confini accennati dalle nebbie, dove il tempo stesso appare confuso e senza orientamento.
Linee di demarcazione sbiadite, dove si confonde il reale con il rêve (sogno); tra i caffè, le pâtisseries, le piccole botteghe di antiquariato e i grandi boulevard, si sfiorano uomini e donne indaffarati nella quotidianità di fondo con coloro che “tornano dai sogni”, quelli che riportano i sogni nella dimensione reale, creature che non hanno mai smesso di ripercorrere la propria esistenza.
(Tutte definizioni per evitare antipatiche anticipazioni).
La storia stessa del libro – nella postfazione dell’autore – è altrettanto interessante e, a parer mio, fortemente legata alle vicende narrate. Un romanzo che ha trovato diverse collocazioni nel tempo, sollecitando gli interessi di editori, critici letterari, editor, scrittori e personalità del mondo dell’editoria. In un processo di intricata e incantevole ciclicità, il Volo inizia nel 1994, tornando poi a proporci la sua Occasione nel 2004 e infine nel 2023. Ammetto di averla persa ben due volte, alla terza l’ho afferrata e ne sono soddisfatto, proprio come quando ci ricorda perfettamente il sogno fatto, al risveglio (se appagante, si intende). È stato definito un piccolo capolavoro, non potrei davvero dire nulla di diverso. Lo è.
La capacità trascinante dello scrittore è superba e dosata con abilità e maestria: con un registro tenue e accurato, ci lascia sedere accanto a lui nelle aste dell’Hotel des Ventes di rue Drouot, o al Café de Flore a Saint Germain; ci introduce ai primi odori al Marché aux Puces, ci lascia percepire l’asprezza della muffa mascherata con il profumo, sfiorando una bella dama o stando seduti in una sala da cinema. Ci rassicura – perché è di questo che abbiamo bisogno – che nulla è ripetibile, nulla ritorna. Che perdiamo tutto e che ripossedere qualcosa che abbiamo amato non ci restituisce il tempo in cui abbiamo amato.
E noi, placidamente, ci rassegniamo.
Ci lascia poi immaginare, come in una dolce tortura, di poter ripercorrere il tempo, di poter cogliere e possedere il caso, l’Occasione, appunto. Ma poi ci si accorge che quell’odore di muffa è quello del tempo che è passato e che non ritorna.
E non siamo più placidamente rassegnati, almeno per qualche pagina. Adoro essere spiazzato, perdere le speranze, disperarmi, e Tuena non tradisce le aspettative, colpisce al cuore.
E quindi, cosa dobbiamo fare? Rassegnarci allo scorrere del tempo, allo scolorimento del desiderio, all’impossibilità di rivivere i sogni e le passioni?
Oppure, come romantici combattenti, continuare a lottare, stringendo in mano ardori consunti come il primo biglietto amoroso o lo scontrino dell’anello di fidanzamento?
Dobbiamo scegliere. Scegliere è terribile, perché è perdere qualcosa. Perché è convincersi di una posizione, è giurare sulla nostra capacità di giudizio. Ma lo stesso autore ci dice che non possiamo giurare sull’intensità dei nostri desideri, sulla profondità dei nostri sentimenti.
Dico io: siamo inaffidabili.
Continua lui: Non ci si conosce mai abbastanza da giurare sull’intensità dei propri desideri. Mai. Non ci si conosce mai a fondo. Non siamo mai sinceri. Persino con noi stessi.
Dico io: Ti odio, ma è proprio così.
E dunque, ripeto, cosa fare? Nulla. Abbandonarsi. Se poi capita l’Occasione, tentare di coglierla con tutte le forze, consumarci per farlo, se necessario. Ma senza troppe speranze, che l’Occasione s’allontana, e pure velocemente.
Un passaggio breve, che mi ricorda la “poetica della miopia”:
“La gente è distratta dalle incombenze quotidiane, vittima della cecità dell’abitudine. Si lascia attrarre dalla corrente superficiale delle cose, e non bada ai sintomi, agl’indizi”.
Non è così un po’ per tutto?
Grazie a Giuseppe Girimonti Greco per la riscoperta e il suggerimento.
Ovviamente grazie a Giovanni Turi, Mr. Terrarossa Edizioni.
(tratto da “Memorie di un lettore ammuffito con cefalea”)
Au revoir.
