#1 A pelo d’acqua – Livio Romano
Non sono un critico e non scrivo recensioni. Riporto impressioni e percezioni e, anche in questo caso, lo faccio in punta di piedi. Anzi, a pelo d’acqua.
L’amico Livio Romano lancia un altro sasso, in questo suo ennesimo turno del “rimbalzello”, e ancora una volta è un colpo da maestro. Il suo Vasilio Navarra sfiora la superficie per tutto il tragitto, scapicollandosi a volte, senza mai veramente affondare e trovando addirittura l’altra sponda del fiume.
Ne capitano di ogni al Navarra (figli in crisi, ex moglie, amanti fuori di testa e vicini da incubo) ma la superiorità della sua forza d’appoggio, rispetto alla gravità, gli permette di sorvolare su tutto, fino a destinazione.
Livio è un affascinante affabulatore o – forse sarebbe meglio dire – un incantatore. La sua narrazione pervade le narici, le stanze, impregna i vestiti e travolge gli odori del pomeriggio, conquista la sera e infine invade la notte. La mattina no, troppo rumore, troppo caos. E le storie di Livio sono già troppo incasinate, gremite di personaggi catapultati nella vita e pulsanti al ritmo di un attacco di panico.
Quello che mi capita – ogni benedetta volta – quando leggo Livio? Divento uno dei suoi personaggi e vengo catturato dal suo gioco. In una piena e singolare immersione, vesto involontariamente i panni di un qualche suo personaggio – siano i Mistandivò, Gregorio Parigino o questo fantastico Vasilio – e sento la voce narrante raccontare di quando mi alzo per andare in bagno, di quando apro il frigorifero in cerca di soddisfazione, descrive – quella voce – come preparo la borsa da lavoro, gli appuntamenti della giornata, lo scoccio per il gomito invadente del vicino sul bancone del bar. Un po’ come in Stranger than Fiction, con Will Ferrel.
E quella voce, la riconosco, è indiscutibilmente la sua, che racconta le mie molto più ordinarie gesta e mai pago, l’onnisciente, modella gli avvenimenti, speziandoli e arricchendoli di quei piccoli dettagli, accelerazioni e sincopate alternanze di climax e anticlimax che manco le montagne russe con tutta la mia cefalea a grappolo e mi ritrovo su un cargo battente bandiera liberiana, in rotta verso Mumbai con un cognac scadente in mano.
Scherzo, non bevo mai cognac scadente.
Finisce che il tuo sasso lo molli a terra, perché lui ha una tecnica speciale e tu non riesci a carpirne il segreto, il movimento del polso forse, chissà. Non ti resta che stare lì a guardare, per scoprire quanto lontano andrà quell’ennesimo ciottolo, quanti rimbalzi farà o se arriverà dall’altra parte. E poi nulla, che vuoi fare, ti godi il panorama mentre quel Livio – sci’ccis! – ti ha lasciato a bocca aperta ancora una volta.
(Avevo anche una similitudine con lo scorrere del fiume ma ve la risparmio).
