#20 Null island – Ilaria Petrarca
Readerforblind edizioni
Mi ha sempre colpito il proverbio inglese, attribuito allo scrittore Elbert Hubbard, che recita: Se la vita ti dà limoni, fanne una limonata. Non serve spiegarlo, è un chiaro invito alla capacità di adattamento, all’abilità di arrangiarsi di fronte agli imprevisti, insomma, al non perdersi d’animo, nonostante le difficoltà.
Però, mi domando: che succede se la vita, invece di ingiustificati agrumi, ti comincia a dare delle coordinate sbagliate? O meglio, delle coordinate che, a primo impatto, appaiono incomprensibili, che sembrano portarti verso un vicolo cieco, o in acque pericolose, alla deriva. Ecco, questa situazione è senza dubbio più difficile da gestire e, di certo, non te la cavi con una limonata.
Null Island di Ilaria Petrarca è un romanzo che riesce a dare voce a una generazione in sospeso, priva di rotta, divisa tra ambizione e ricerca di pace, precarietà professionale, burrasche emotive, e un costante senso di disorientamento esistenziale. Antonella, la protagonista, una giovane ricercatrice economista, alle prese con fondi che non arrivano mai e un progetto di ricerca che sembra sfuggirle di mano a ogni passo, incarna con rara autenticità la fatica quotidiana di chi tenta di costruirsi un futuro in un mondo accademico che spesso offre più ostacoli che possibilità.
La sua è una lotta su più fronti: contro il tempo, contro le istituzioni, ma anche contro le proprie insicurezze. In questo equilibrio già fragile si inserisce la relazione con Pierluigi, un ragazzo che vive la libertà come regola e l’impegno come opzione, lasciando la protagonista in balia di dubbi e mancanze affettive. Il loro rapporto diventa così un ulteriore terreno di instabilità, un’altra equazione irrisolta che si somma al caos della sua vita professionale, nella quale le assenze e le presenze non trovano una corretta soluzione, sfuggono all’ordine e all’equilibrio delle scienze matematiche.
A rendere il romanzo ancora più significativo è l’elemento simbolico delle coordinate 0°N 0°E, la cosiddetta Null Island: un luogo che esiste e non esiste allo stesso tempo, un punto matematico sul globo che si trasforma in una metafora precisa della condizione della protagonista. Nel tentativo di mettere ordine ai dati della sua ricerca, si imbatte in questo “non-luogo”, che finisce per riflettere la sua stessa condizione emotiva: sospesa, indeterminata, difficile da collocare. Come se anche lei vivesse in una sorta di latitudine zero, priva di riferimenti stabili, in una quotidianità che somiglia più a un mare aperto che a un percorso tracciato.
Eccole, le coordinate che non ti aspetti. Antonella perde spesso l’orientamento, torna al punto di partenza, poi riparte, si perde nuovamente. La sua bussola è l’econometria spaziale, ovvero la branca dell’economia che si occupa dello studio dei fenomeni economici che mostrano dipendenza spaziale, quella scienza che sostanzialmente spiega che esiste correlazione tra ogni cosa, ma le cose più vicine si relazionano meglio (l’autrice mi perdoni). Questa bussola, però, potrebbe non essere sempre affidabile, in particolar modo se hai delle coordinate “nulle” da seguire. Quasi sarebbe meglio andare a sentimento. Se ne rende conto anche la nostra ricercatrice, mentre naviga a vista: “Certe volte la distanza serve, perché è una difesa necessaria”.
La prosa è incisiva, talvolta ironica, altre volte dolente, e restituisce con efficacia la sensazione di correre senza sapere davvero se ci si stia avvicinando alla meta o allontanando da essa. Null Island diventa così un romanzo sulla ricerca – scientifica, personale, affettiva – e sulla paura, profondamente umana, che non esista una rotta giusta, ma solo la necessità di continuare a navigare.
Un libro intenso, lucido e profondamente contemporaneo, che lascia addosso domande più che risposte.
Buona navigazione.
